Il tetto è la parte della casa che guardiamo meno e che invece lavora di più. Sta lì, sopra le nostre teste, a sopportare pioggia, neve, sole d’agosto, gelate notturne e sbalzi di temperatura che a Torino, tra inverni umidi e estati sempre più calde, non sono affatto leggeri. Proprio perché non lo vediamo tutti i giorni, tendiamo a ricordarci della copertura solo quando compare una macchia sul soffitto dell’ultimo piano o quando, dopo un temporale, qualcuno trova un secchio pieno d’acqua in soffitta. A quel punto, spesso, il problema non è nato ieri: è il risultato di anni di piccoli segnali trascurati.
Capire quando è il momento giusto per il rifacimento del tetto a Torino significa evitare due errori opposti. Il primo è intervenire troppo tardi, quando l’acqua ha già danneggiato travi, isolante, intonaci e magari impianti elettrici. Il secondo è rifare tutto quando basterebbe una manutenzione mirata, spendendo più del necessario e affrontando un cantiere che si poteva evitare. In questo articolo proviamo a dare strumenti concreti a chi possiede una casa, una villetta, un fabbricato rurale o un piccolo edificio in città o nella cintura torinese: come leggere i segnali, quali verifiche fare, quali sono le fasi di un intervento serio, quali materiali e soluzioni si possono scegliere e quali errori è meglio non commettere.
Non troverete tabelle di prezzi: ogni copertura ha una storia diversa, e il costo di un rifacimento dipende da troppi fattori per essere riassunto in una cifra valida per tutti. Troverete invece un metodo per ragionare, lo stesso che usiamo quando saliamo su un tetto per un sopralluogo.
Perché il tetto invecchia: le cause più frequenti di degrado
Un tetto non si rompe all’improvviso. Si consuma lentamente, per effetto di cause che agiscono in modo costante. Conoscerle aiuta a capire che cosa guardare e perché certi problemi si ripresentano anche dopo una riparazione.
Gli agenti atmosferici e il clima torinese
Il clima di Torino e del Piemonte è particolarmente impegnativo per le coperture. Gli inverni portano periodi di gelo e disgelo: l’acqua penetra nelle microfessure delle tegole, gela, aumenta di volume e allarga la crepa. Ripetuto per decine di inverni, questo ciclo sgretola i coppi più vecchi e rende porose le malte di colmo. In primavera e in autunno arrivano piogge prolungate che mettono alla prova grondaie e scossaline, mentre d’estate i temporali improvvisi, a volte con grandine, possono rompere tegole e spostare elementi mal fissati. Anche il sole fa la sua parte: i raggi UV seccano le guaine bituminose, induriscono le sigillature e rendono fragili i materiali plastici.
L’età dei materiali
Ogni materiale ha una sua durata. Le tegole in laterizio di buona qualità possono durare molti decenni, ma gli strati sottostanti, cioè guaine, teli traspiranti, listelli, isolanti, di solito invecchiano prima. Molte case costruite tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, frequentissime nei quartieri torinesi e nei comuni della prima cintura, hanno coperture che non sono mai state rifatte davvero: sono state riparate a pezzi, con tegole sostituite qua e là, ma la struttura e l’impermeabilizzazione sono quelle originali. In questi casi è normale che, dopo sessanta o settant’anni, il sistema mostri i suoi limiti.
Errori di posa e interventi improvvisati
Una parte non piccola dei problemi che vediamo nasce da lavori fatti male in passato: pendenze insufficienti, sovrapposizioni delle tegole troppo corte, scossaline fissate con il silicone invece che con una lavorazione corretta, antenne e parabole installate forando il manto senza alcuna protezione, pannelli solari montati senza curare i passaggi delle staffe. Ogni foro non sigillato è una porta aperta per l’acqua, e l’acqua, sui tetti, trova sempre la strada.
Vegetazione, animali e sporcizia
Muschi e licheni trattengono umidità sulla superficie delle tegole e ne accelerano il degrado. Le foglie degli alberi vicini intasano grondaie e pluviali, facendo tracimare l’acqua verso i muri o sotto le prime file di tegole. Piccioni e altri animali nidificano sotto i coppi, spostandoli e accumulando materiale che blocca il deflusso. Sono problemi apparentemente minori, ma se trascurati per anni diventano la causa di infiltrazioni vere e proprie.
I segnali che il tetto va controllato (o rifatto)
Il primo passo per decidere è osservare. Molti segnali si possono notare anche senza salire sul tetto, semplicemente guardando con attenzione dall’interno della casa e dal giardino o dalla strada.
Segnali dall’interno
Macchie sul soffitto dell’ultimo piano. È il segnale più classico. Aloni giallastri o bruni, spesso con un bordo più scuro, indicano che l’acqua è arrivata fino all’intonaco. Attenzione: la posizione della macchia non coincide sempre con il punto di ingresso dell’acqua, che può scorrere lungo travi e tavolati per diversi metri prima di comparire.
Muffa e odore di umido in sottotetto o soffitta. Se il sottotetto è accessibile, vale la pena salirci con una torcia dopo un periodo di pioggia. Travi scure, legno che si sfalda, isolante bagnato o schiacciato, gocce sul tavolato sono indicazioni chiare. Anche un odore persistente di chiuso e di muffa è un indizio da non sottovalutare.
Luce che filtra. Se dal sottotetto si vedono punti di luce tra le tegole, significa che ci sono spostamenti o rotture. Dove passa la luce, prima o poi passerà l’acqua.
Intonaci che si gonfiano o si staccano in corrispondenza delle pareti perimetrali all’ultimo piano, soprattutto vicino alla linea di gronda: spesso il problema è una grondaia che tracima o una scossalina che non fa più il suo lavoro.
Segnali dall’esterno
Tegole rotte, spostate o mancanti. Guardando il tetto da una certa distanza, magari con un binocolo, si notano facilmente le file irregolari, le tegole scivolate verso la gronda o i buchi nel manto.
Linea del colmo o delle falde non più dritta. Se la linea del colmo appare incurvata, o se una falda sembra “avvallata” in qualche punto, il problema potrebbe non essere solo il manto ma la struttura sottostante: travi inflesse, travetti ammalorati, appoggi cedevoli. Questo è uno dei segnali più importanti per capire che non basta una semplice manutenzione.
Muschio diffuso e tegole scurite. Un po’ di muschio è normale, ma quando copre intere porzioni di falda significa che il manto trattiene troppa umidità e sta invecchiando rapidamente.
Grondaie deformate, arrugginite o staccate. Canali che pendono, giunti che gocciolano, pluviali intasati: il sistema di raccolta dell’acqua è parte integrante della copertura, e quando non funziona i danni si spostano su facciate e fondazioni.
Comignoli con malta sgretolata o con scossaline sollevate: i camini sono tra i punti più critici di qualsiasi tetto.
Il fattore tempo
Anche in assenza di segnali evidenti, è ragionevole far controllare la copertura quando non si hanno notizie di interventi importanti negli ultimi decenni, quando si acquista una casa usata, prima di rifare l’ultimo piano o prima di installare un impianto fotovoltaico. Montare pannelli nuovi su un tetto a fine vita significa doverli smontare e rimontare pochi anni dopo.
Manutenzione, riparazione o rifacimento: come distinguere i casi
Non ogni infiltrazione richiede di rifare il tetto. È importante distinguere tra tre livelli di intervento, perché hanno tempi, impatti e costi molto diversi.
Manutenzione ordinaria
Comprende la pulizia di grondaie e pluviali, la rimozione di muschio e detriti, il riposizionamento di tegole spostate, la sostituzione di qualche elemento rotto, il controllo delle sigillature attorno a camini e lucernari. È un intervento che andrebbe fatto periodicamente e che allunga molto la vita della copertura. Se il tetto è strutturalmente sano e l’impermeabilizzazione sottostante è ancora efficiente, spesso basta questo. Rientra nel tipo di lavori che seguiamo con il servizio di ripristini e manutenzioni.
Riparazione localizzata
Quando il problema è concentrato in un punto, per esempio attorno a un camino, lungo una scossalina, in un compluvio o in una porzione limitata di falda, si può intervenire solo su quella zona: si smonta il manto, si verifica cosa c’è sotto, si rifà l’impermeabilizzazione e si rimonta. È una soluzione sensata quando il resto del tetto è in buone condizioni.
Rifacimento parziale o totale
Il rifacimento diventa la scelta più logica quando i problemi sono diffusi, quando le riparazioni si susseguono anno dopo anno senza risolvere, quando la struttura mostra deformazioni, quando l’impermeabilizzazione originale non esiste o è completamente degradata, oppure quando si vuole migliorare in modo significativo l’isolamento termico della casa. In questi casi continuare a “rattoppare” significa spendere soldi senza mai eliminare la causa.
Una regola pratica: se nell’arco di pochi anni si è intervenuti più volte in punti diversi del tetto, è probabile che il problema non sia puntuale ma generale. A quel punto conviene fare una valutazione complessiva anziché aspettare la prossima infiltrazione.
Il sopralluogo: da dove parte ogni decisione seria
Nessuna decisione sensata sul tetto si prende da una fotografia inviata sul telefono. Serve un sopralluogo, cioè una verifica diretta fatta da chi conosce le coperture. Durante un sopralluogo tecnico si controllano diversi aspetti.
Lo stato del manto. Tipo di tegole, grado di usura, rotture, spostamenti, presenza di muschio, qualità della posa e delle sovrapposizioni.
I punti critici. Colmi, compluvi, displuvi, raccordi con camini, muri d’attico, lucernari, abbaini, passaggi di antenne e impianti. È qui che nasce la maggior parte delle infiltrazioni.
La struttura portante. Dall’interno del sottotetto, quando accessibile, si osservano travi, travetti, tavolati o solette: deformazioni, fessurazioni, tracce di marcescenza o di insetti xilofagi, appoggi degradati sulle murature.
Il sistema di smaltimento dell’acqua. Pendenze delle grondaie, dimensione e numero dei pluviali, stato dei collegamenti e degli scarichi a terra.
L’accessibilità del cantiere. A Torino questo aspetto pesa molto: vie strette nel centro storico, cortili interni raggiungibili solo a piedi, case in collina con accessi ripidi. Il modo in cui si portano i materiali in quota e si allontanano le macerie influisce su tempi e organizzazione del lavoro.
Alla fine del sopralluogo il proprietario dovrebbe avere un quadro chiaro: che cosa non va, perché, quali sono le alternative possibili e quale intervento è davvero necessario. Diffidate di chi propone un rifacimento totale senza aver guardato il sottotetto, così come di chi garantisce che “basta una sigillatura” senza aver verificato cosa c’è sotto le tegole.
Le fasi del rifacimento del tetto, passo per passo
Un rifacimento fatto bene segue una sequenza precisa. Conoscerla aiuta a capire il preventivo, a valutare la serietà di chi lo propone e a organizzarsi in casa durante il cantiere.
1. Pratiche e organizzazione
Prima di iniziare occorre verificare quali titoli edilizi servono. In linea generale, il rifacimento del manto con materiali e forme uguali all’esistente rientra spesso nella manutenzione, mentre modifiche di sagoma, altezze, pendenze, aperture o interventi sulla struttura possono richiedere pratiche più articolate. Nei condomini serve la delibera assembleare, e in zone con vincoli paesaggistici o nel centro storico possono esserci prescrizioni particolari sui materiali. È bene affidarsi a un tecnico abilitato per questi aspetti, e informarsi per tempo anche sulle eventuali agevolazioni fiscali in vigore al momento dei lavori, perché cambiano spesso e hanno requisiti precisi.
Sul piano pratico si organizzano l’occupazione di suolo pubblico se necessaria, il ponteggio o le altre opere provvisionali, lo stoccaggio dei materiali e lo smaltimento delle macerie.
2. Sicurezza e ponteggio
Il lavoro in quota richiede protezioni collettive: ponteggi con parapetti, reti, linee vita dove previste. Non è un dettaglio burocratico. È la condizione perché il lavoro si faccia con calma e con precisione, senza fretta e senza rischi per chi lavora e per chi passa sotto. Un preventivo che non considera le opere di sicurezza è un preventivo incompleto.
3. Smontaggio del manto esistente
Si rimuovono tegole o coppi, listelli, vecchie guaine e, se necessario, isolanti degradati. Le tegole in buono stato, soprattutto i coppi antichi, possono essere recuperate, pulite e riutilizzate, magari come strato superiore in combinazione con coppi nuovi sotto: una soluzione molto usata per mantenere l’aspetto originale della casa. Le macerie vengono separate e avviate allo smaltimento secondo le regole. Questa fase è di fatto una piccola demolizione selettiva e va condotta con attenzione, per non caricare in modo eccessivo il solaio sottostante con accumuli di materiale.
4. Verifica e consolidamento della struttura
Una volta scoperto il tetto, si vede davvero lo stato della struttura. Travi e travetti ammalorati vengono sostituiti o rinforzati, gli appoggi sulle murature ripristinati, il tavolato sostituito dove marcio. Nei tetti con struttura in latero-cemento si verificano fessurazioni e ferri esposti. In alcuni casi si realizza un cordolo o si migliorano i collegamenti tra copertura e murature, sempre secondo le indicazioni di un tecnico. È una fase che può riservare sorprese: per questo un preventivo serio prevede sempre una voce per eventuali lavori strutturali da quantificare a tetto aperto.
5. Piano di posa, isolamento e ventilazione
Sopra la struttura si realizza il pacchetto di copertura. A seconda del progetto può comprendere un tavolato o pannelli di supporto, una barriera al vapore, uno strato isolante, una camera di ventilazione e un telo impermeabile traspirante. La ventilazione sotto tegola è fondamentale: permette all’umidità di uscire, riduce il surriscaldamento estivo del sottotetto e allunga la vita di tutti i materiali. Un tetto ventilato ben fatto rende l’ultimo piano sensibilmente più vivibile d’estate, cosa che a Torino, con le estati degli ultimi anni, fa una differenza concreta.
6. Impermeabilizzazione e lattoneria
Prima del manto si curano tutti i dettagli che garantiscono la tenuta: scossaline attorno ai camini e ai muri, converse nei compluvi, raccordi con lucernari e abbaini, passaggi per antenne e impianti. Grondaie e pluviali vengono sostituiti o verificati. È il lavoro meno visibile e anche quello che fa la differenza tra un tetto che dura e uno che ricomincia a perdere dopo qualche inverno. Tutte queste lavorazioni rientrano nel campo delle impermeabilizzazioni e coperture leggere, dove la precisione nei dettagli conta più di ogni altra cosa.
7. Posa del manto di copertura
Si montano i listelli e si posano tegole o coppi rispettando pendenze, sovrapposizioni e sistemi di fissaggio previsti dal produttore e adeguati all’esposizione al vento. Si completano colmi e displuvi con elementi ventilati o con malte adatte, a seconda della soluzione scelta.
8. Finiture, pulizia e controlli
Al termine si rimontano eventuali antenne e impianti, si puliscono grondaie e superfici, si verifica il corretto deflusso dell’acqua e si smonta il ponteggio. Spesso è il momento giusto per sistemare anche i danni lasciati dalle infiltrazioni all’interno: soffitti da ripristinare, intonaci da rifare, pareti da ritinteggiare una volta completamente asciutte.
Materiali e soluzioni: pro e contro
La scelta dei materiali dipende dall’edificio, dal contesto, dagli eventuali vincoli e dalle priorità del proprietario. Ecco le soluzioni più comuni, con i loro punti di forza e i loro limiti.
Coppi in laterizio
Sono la copertura tradizionale di molte case piemontesi, soprattutto nei centri storici e nelle zone collinari. Pro: estetica tipica e spesso richiesta dai vincoli, buona durata, possibilità di recupero dei coppi vecchi. Contro: posa più lenta, maggiore sensibilità a spostamenti per vento o animali, necessità di pendenze adeguate e di un buon sistema di fissaggio.
Tegole marsigliesi o portoghesi in laterizio
Molto diffuse nelle costruzioni del secondo dopoguerra. Pro: incastri che migliorano la tenuta, posa più rapida rispetto ai coppi, buon rapporto tra resa e durata. Contro: aspetto meno tradizionale, non sempre ammesso in contesti vincolati.
Tegole in cemento
Pro: robuste, dimensioni regolari, ampia scelta di colori. Contro: più pesanti del laterizio, il che va considerato se la struttura non è recente; il colore superficiale può sbiadire con gli anni.
Lamiera e pannelli coibentati
Usati soprattutto per tettoie, box, magazzini, porticati e fabbricati accessori. Pro: leggerezza, rapidità di posa, pendenze ridotte possibili, isolamento integrato nei pannelli sandwich. Contro: estetica poco adatta alle abitazioni in contesti tradizionali, rumorosità con pioggia e grandine se non ben isolati, dilatazioni termiche da gestire con cura nei fissaggi.
Tetti piani e guaine
Per terrazzi e coperture piane si usano membrane bituminose, guaine sintetiche o impermeabilizzanti liquidi. Pro: soluzioni adatte a superfici praticabili e a piccole pendenze. Contro: richiedono un sottofondo con pendenze corrette verso gli scarichi e una posa molto accurata; i ristagni d’acqua sono il principale nemico. Spesso il rifacimento di una copertura piana comporta anche il rifacimento del massetto delle pendenze, un lavoro legato ai sottofondi e getti in calcestruzzo.
Isolanti
Fibra di legno, lana di roccia, polistireni, poliuretani, sughero: ognuno ha caratteristiche diverse di isolamento invernale, protezione estiva, comportamento al fuoco, traspirabilità e spessore. Per le coperture abitate, i materiali con buona capacità di rallentare il calore estivo sono spesso da preferire, perché l’ultimo piano d’estate è quello che soffre di più. La scelta va fatta insieme al tecnico, tenendo conto anche degli spessori disponibili e dell’altezza utile del sottotetto.
Cosa considerare prima di partire: tempi, stagione, costi
La stagione giusta
Il periodo migliore per rifare un tetto a Torino va in genere dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, quando le giornate sono più lunghe e il rischio di piogge prolungate è minore. Si può lavorare anche in altri periodi, ma serve organizzare il cantiere per aprire solo porzioni che si riescono a richiudere in giornata, con teli di protezione sempre pronti. Una buona impresa non lascia mai il tetto scoperto senza protezione, anche se il meteo promette bel tempo.
La durata del cantiere
I tempi dipendono dalla superficie, dalla complessità della copertura (un tetto a due falde non è come uno con abbaini, compluvi e più corpi di fabbrica), dallo stato della struttura, dall’accessibilità e dal meteo. Più che una durata standard, conviene chiedere un cronoprogramma che indichi le fasi e i punti in cui possono emergere imprevisti, come la sostituzione di travi scoperta solo a tetto aperto.
I fattori che incidono sul costo
Senza entrare in cifre, che avrebbero poco senso fuori da un sopralluogo, i principali fattori che determinano l’impegno economico sono: dimensione e forma del tetto, altezza dell’edificio e tipo di ponteggio necessario, accessibilità del cantiere, stato della struttura e quantità di elementi da sostituire, tipo di manto scelto, presenza e tipo di isolamento, numero di camini, lucernari e punti singolari, quantità di lattoneria da rifare, smaltimento dei materiali rimossi, eventuali pratiche tecniche e vincoli. Due tetti della stessa superficie possono richiedere impegni molto diversi.
Vivere in casa durante i lavori
Nella maggior parte dei casi si può continuare ad abitare la casa durante il rifacimento. Il disagio maggiore riguarda l’ultimo piano: rumore, polvere che può scendere dal sottotetto, necessità di liberare la soffitta. È utile proteggere mobili e oggetti nei locali sotto la copertura e concordare con l’impresa gli orari e gli accessi.
Gli errori più comuni da evitare
Aspettare che l’acqua arrivi in casa. Quando l’infiltrazione è visibile, il danno è già in corso da tempo. Un controllo periodico costa molto meno di un soffitto da rifare e di travi da sostituire.
Affidarsi solo al silicone. Sigillanti e schiume sono utili per emergenze, non come soluzione definitiva. Si degradano con il sole e nascondono il problema senza risolverlo.
Rifare solo il manto senza guardare sotto. Posare tegole nuove su una struttura ammalorata o su un’impermeabilizzazione assente significa costruire su basi fragili.
Trascurare la ventilazione. Un tetto isolato ma non ventilato può creare condensa, con muffe e degrado del legno nel giro di pochi anni.
Sottovalutare i dettagli. Camini, compluvi, lucernari e raccordi con i muri sono i punti dove si concentrano le infiltrazioni. Un preventivo che non ne parla è da approfondire.
Scegliere solo in base al prezzo più basso. Confrontare preventivi è giusto, ma bisogna confrontare cose uguali: stessi materiali, stessi spessori, stesse lavorazioni, sicurezza e smaltimento inclusi. Un prezzo molto più basso degli altri, di solito, significa che qualcosa manca.
Montare impianti su un tetto a fine vita. Pannelli fotovoltaici e solari hanno una lunga durata: installarli su una copertura che andrà rifatta a breve significa pagare due volte smontaggio e rimontaggio.
Dimenticare l’interno. Dopo il rifacimento bisogna lasciare asciugare bene soffitti e murature prima di ripristinare intonaci e tinteggiature, altrimenti le macchie ricompaiono.
Domande frequenti sul rifacimento del tetto a Torino
Ogni quanto va controllato il tetto?
Un controllo visivo almeno una volta all’anno, meglio dopo l’autunno, e una verifica più accurata ogni pochi anni sono una buona abitudine. Dopo eventi atmosferici intensi, come grandinate o forti raffiche di vento, conviene fare un controllo anche se non si notano problemi immediati.
Si può rifare il tetto solo in parte?
Sì, se il problema è circoscritto e il resto della copertura è in buono stato. Bisogna però valutare con attenzione i raccordi tra parte nuova e parte vecchia, che devono essere eseguiti a regola d’arte per non diventare a loro volta punti deboli. Se l’intero tetto ha la stessa età e lo stesso livello di usura, intervenire a pezzi può rivelarsi meno conveniente nel lungo periodo.
Posso recuperare i coppi vecchi?
Spesso sì. I coppi antichi in buono stato hanno valore estetico e, in molti contesti, sono proprio quelli che caratterizzano l’aspetto della casa. Vengono selezionati durante lo smontaggio, puliti e riposizionati, di solito come strato superiore, integrando con elementi nuovi quelli rotti o troppo porosi.
Rifare il tetto migliora il comfort della casa?
Se il rifacimento include isolamento e ventilazione, sì, in modo significativo. L’ultimo piano diventa più caldo d’inverno e soprattutto più fresco d’estate, e si riducono i rischi di condensa e muffa. È un’occasione da valutare bene, perché aggiungere isolamento a tetto già rifatto è molto più complicato.
Servono permessi per rifare il tetto?
Dipende dal tipo di intervento. Il rifacimento con caratteristiche uguali all’esistente è in genere più semplice dal punto di vista autorizzativo, mentre modifiche a forma, altezze o struttura, o interventi in zone vincolate, richiedono pratiche specifiche. È sempre consigliabile verificare con un tecnico abilitato prima di iniziare.
Cosa fare in caso di infiltrazione improvvisa?
Mettere in sicurezza l’interno, raccogliere l’acqua, staccare la corrente nei punti coinvolti se l’acqua arriva vicino a impianti elettrici e contattare un’impresa per una protezione provvisoria, per esempio con teli. Evitate di salire sul tetto da soli, soprattutto se bagnato: è pericoloso e rischia di peggiorare i danni. Una volta messa in sicurezza la situazione, si programma la verifica completa.
Il tetto del box o della tettoia va trattato allo stesso modo?
Il principio è lo stesso: controllare, capire la causa, intervenire in modo adeguato. Le coperture leggere di box, tettoie e porticati sono spesso trascurate, ma le infiltrazioni possono rovinare strutture, attrezzi e veicoli. In molti casi si possono rifare con pannelli coibentati o con guaine nuove in tempi contenuti.
Un tetto sano protegge tutta la casa
Il tetto è l’elemento che protegge tutto il resto: struttura, murature, impianti, finiture, arredi. Investire nel momento giusto, né troppo presto né troppo tardi, significa preservare il valore della casa ed evitare danni a catena che costano molto più del lavoro stesso. Il segreto è non aspettare l’emergenza: osservare i segnali, far fare un sopralluogo da persone competenti e scegliere l’intervento proporzionato al problema reale, che sia una manutenzione, una riparazione mirata o un rifacimento completo.
Impresa Edile Gariglio lavora a Torino dal 1920. Oggi l’azienda è guidata da Davide Gariglio, che ha raccolto l’esperienza del padre Giovanni e delle generazioni precedenti, portandola avanti con la stessa attenzione al lavoro fatto bene. In oltre cento anni di cantieri abbiamo visto coperture di ogni epoca: dai coppi delle case storiche ai tetti degli anni Sessanta, dalle tettoie dei cortili ai terrazzi piani dei condomini. Oltre agli interventi di impermeabilizzazione e coperture leggere, ci occupiamo di muratura e opere edili interne, ripristini, intonaci e tinteggiature, così da poter seguire anche il ripristino degli ambienti interni danneggiati dalle infiltrazioni, senza dover coordinare più ditte diverse.
Se avete notato macchie sul soffitto, tegole spostate o semplicemente non sapete in che condizioni sia il vostro tetto, il primo passo è una verifica. Chiamateci al 351/6775931, scriveteci ad amministrazione@impresaedilegariglio.it oppure compilate il modulo nella pagina contatti: organizzeremo un sopralluogo per valutare insieme lo stato della copertura e la soluzione più adatta alla vostra casa a Torino e dintorni.